Sardegna e Sant’Efisio: una storia d’amore senza fine

“Ti prego, Signore, di proteggere la città di Cagliari dall’invasione dei nemici. Fa che il suo popolo abbandoni il culto degli Dei, respinga gli inganni del Demonio e riconosca Te, Gesù Cristo Nostro Signore, quale unico vero Dio. Fa che i malati che pregheranno sul luogo della mia sepoltura possano recuperare la salute, e chiunque si trovi in pericolo nel mare o minacciato dagli invasori, tormentato dalla fame o dalla peste, dopo aver invocato me, Tuo servo, possa essere condotto in salvo.”

Leggenda narra che Sant’Efisio, in punto di morte, abbia pronunciato proprio questa preghiera: chi visita la Sardegna non può non conoscere la storia di questo personaggio così importante per i sardi… non farti cogliere impreparato, continua a leggere!

Quella verso Sant’Efisio è una devozione che va avanti, immancabilmente ogni anno, dal 1657: in quell’anno si tenne per la prima volta la grande processione avvenuta per ringraziare il martire per la fine della peste.  

La cerimonia sacra rappresenta un perfetto mix di fede, cultura e tradizioni popolari, momento affascinante che attira migliaia di visitatori da ogni parte del mondo. Ogni primo maggio si svolge la processione in cui si scioglie il voto fatto dalla municipalità di Cagliari e custodito ancora oggi presso l’Archivio storico: nel voto si invoca l’intervento di Sant’Efisio e gli si chiede di far finire la peste, in cambio si promette di celebrare ogni anno una festa solenne.

Il tragitto della processione ripercorre i luoghi del Santo: dal carcere in cui fu improgionato, al luogo del martirio a Nora, per poi fare rientro nella chiesa del quartiere Stampace (Cagliari) a lui dedicata, il 4 maggio entro mezzanotte. 

La storia di Efisio

Efisio nasce intorno alla metà del III secolo d.C., periodo in cui l’impero romano è in subbuglio: l’imperatore Diocleziano si propone come monarca assoluto e prova a imporre questo culto anche ai cristiani, con cui si scontra. Il futuro santo si arruola nell’esercito romano, ma durante il viaggio di trasferimento vede una croce in cielo, con attorno tuoni e fulmini: Efisio sviene e in quella condizione di incoscienza sente la parola di Gesù Cristo che lo invita a seguire la sua religione, gli annuncia le sue vittorie e le violenza che lo aspettano, comunicandogli infine la sua morte da martire. Al risveglio un segno è impresso nella mano del santo: una croce. Decide di battezzarsi a Gaeta e di combattere per la sua nuova fede: saputo che in Sardegna ci sono tribù barbare (da qui il nome della zona Barbagia) che vivono sui monti all’interno dell’isola, decide di partire per difendere la popolazione cristiana. Dopo aver sconfitto i barbari si trasferisce a Cagliari dove cerca di fare proselitismi e convertire sempre più persone al cristianesimo.

L’imperatore Diocleziano non può tollerare una situazione del genere e ordina a Efisio di rinnegare la sua fede e ai suoi uomini di compiere azioni persecutorie nei confronti dei convertiti.  Il futuro santo non rinnega la sua fede e viene sottoposto a indicibili torture, alle quali sopravvive miracolosamente: questo non fa che accrescere la sua fama e porta nuovi adepti nelle file del cristianesimo. In seguito al fallimento degli altri supplizi inferti al santo, Diocleziano decreta la sua condanna a morte: questa non avverrà nella città di Cagliari, ma a Nora, per evitare che in città scoppino rivolte a opera dei fedeli cristiani. 

La condanna viene eseguita nel 303 o 305 d.C: in punto di morte Efisio chiede a Dio di proteggere Cagliari dai nemici, di guarire i fedeli ammalati che vanno in pellegrinaggio nel luogo dove sono custodite le sue spoglie, di concedere quanto richiesto a chi si rivolge a lui in caso di difficoltà.

La peste

Nella seconda metà del diciassettesimo secolo la peste si diffonde in tutta Italia: in Sardegna l’epidemia arriva a causa di alcuni marinai spagnoli, ma a essere maggiormente colpita è Cagliari, il capoluogo vede infatti la sua popolazione quasi dimezzata.

Si narra che sant’Efisio nel 1657 sia apparso al viceré per richiedere, al fine di liberare la città dalla peste, il voto della processione: se il Santo fosse riuscito a sconfiggere la peste, ogni anno si sarebbero tenuti dei festeggiamenti in suo onore e ci sarebbe stata una processione che, partendo dal quartiere Stampace, sarebbe arrivata fino a Nora, dove Efisio era stato ucciso. A settembre dello stesso anno le piogge fecero scomparire la peste e da quel momento in poi la promessa fu sempre mantenuta. Il pellegrinaggio dura 4 giorni, per un totale di circa 60 km.

 

La leggenda di Efisio, serba pertanto una base di verità incontestabile, perché dopo il suo sacrificio, il popolo lo amerà sempre di più e lo invocherà in ogni situazione di necessità: se una prerogativa dei santi è essere popolari tra la gente, Efisio è uno di questi.

Il rapporto dei sardi con Sant’Efisio è intenso e profondo: una prova tangibile dell’importanza e della devozione per questa festa?  La processione si è tenuta anche nel 1943, in una Cagliari devastata dai bombardamenti (e ancora a rischio), in cui la statua del santo è stata trasportata da un furgoncino, come simbolo di speranza e rinascita (esistono i video, vedere per credere).